DIARIO DI UNA BORDERLINE GOODNIGHTMOON
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Shakespeare - goodnightmoon

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siete passati in *loading*
tag: libri, me
24/06/2009

Cari amici, sono un po' impegnata nella vita reale e sono lievemente stanca, ecco il perché della mia assenza. Ma non scompaio, resto con voi, per ora un po' meno assiduamente, fra un po' come prima.

Voi siete la mia famiglia virtuale e quello che mi avete dato in questi anni non ha prezzo.

Per questa locandina, ringrazio Tomaso Bay, ragazzo sensibile, dolce e creativo e

coordinatore di grafici senza frontiere

http://locandina_copywww.graficisenzafrontiere.com

www.tomasobaj.it

Scritto da goodnightmoon88 | alle ore 13:34

17/06/2009

anoressia_32Non pesa

il legno

della croce

maanoressia_21

                                                   la ruggine dei chiodianoressia_27

che ci portiamo

dentro.

Mauro Fogliaresi

Le foto postate qui sono di Gin Angri. Gin è un fotografo professionista che propone i suoi servizi a vari periodici femminili ( Vanity / io donna etc)

Scritto da goodnightmoon88 | alle ore 10:26

15/06/2009

Parlano di valeANA a Tiffany Radio due il 16 Marzo 2009

 

 

grazie anacletus!

Scritto da goodnightmoon88 | alle ore 12:05

15/06/2009

Su www.lankelot.eu   www.lankelot.eu/index.php/2009/06/12/fardin-martita-valeana/

è apparsa questa bella recensione su valeANA

Fardin Martita - valeANA
MOVIDA

È un piccolo libro che t’inchioda. Un’opera prima dalle dimensioni fisiche contenute che, tuttavia, riesce a raccontarci una storia dei nostri giorni con un linguaggio spietatamente efficace, intenso ed asciutto allo stesso tempo.

Il romanzo inizia dal blog dell’autrice, Martita Fardin. È un bel nome il suo, dal suono melodioso che pare prendersi gioco del lettore invitandolo ad una danza i cui passi appaiono fin da subito fuori tempo. Non gliene faccio una colpa. Titolo e copertina, forse, avrebbero dovuto fornirmi gli indizi giusti per affrontare la storia narrata, ma non era avvezza ad una certa terminologia che avrei scoperto con un’opportuna e successiva documentazione: “ANA” e “MIA”, o anche “pro-ANA” e “pro-MIA”. Mea culpa. Basta infilare queste poche parole sul motore di ricerca e si finisce nel baratro di siti, blog e forum, anche oscurati. Stiamo parlando di anoressia e di tutto ciò che gli sta attorno. È un mondo a sé. È un mondo che sconvolge e che va trattato con delicatezza ma a voce ferma, perché dilaga, troppo, sconfinando, spesso, nella tragedia.

Valentina appartiene all’alta borghesia che vive adagiata sulle rive del Lago di Como, tra aperitivi, feste e cene. Ha 18 anni e si resta incastrati nella sua vita a tal punto da non far caso alla ricchezza che l’avvolge, alla quantità di marchi, firme e volti noti che svuotano la sua esistenza.
Valentina è collegata al mondo esterno attraverso il suo blog, attraverso la fitta rete di messaggi tra ragazze come lei, che si danno consigli, che trovano una parola di conforto l’una per l’altra, che non domandano e non rispondono perché sono parte di un’unica realtà.
Valentina è una ragazza fondamentalmente sola, accudita dalla tata filippina. La madre ed il padre si occupano troppo superficialmente di lei per accorgersi del dramma esistenziale che sta vivendo. Eppure la famiglia ha un ruolo centrale nel romanzo. La Fardin sviscera progressivamente tutte le problematiche umane che investono i suoi componenti, Valentina, la madre e il padre, fino a pagine rivelatrici che si dividono tra un viaggio ad Eurodisney e quelle finali di una telefonata giunta per caso. Gli altri sono personaggi fluttuanti quasi evanescenti, che legano e slegano la sua esistenza, come la cugina Clarissa, l’amica Marika, Charlotte e poi Markus, il cantante austriaco con un tumore al seno che potrebbe essere la sua vera forza.

L’incipit del romanzo è un fotogramma rapido, istantaneo che ritrae Valentina in compagnia della nonna, morta da tre anni. Le aveva insegnato che il pane non va tagliato con il coltello, per non far soffrire Gesù. È un pagina lirica, intensa e nostalgica che racchiude il nocciolo del dolore di Valentina: l’autenticità degli affetti mancati.
Quell’immagine di un Cristo sofferente se la porterà dentro fino a farla sua completamente, fino a far combaciare il suo fisico al corpo ossuto del crocifisso: “Era un’icona bizantina con lo sfondo dorato a forma di croce, con Gesù sofferente. C’era da sempre, in effetti, ma era come se in quel momento la vedessi per la prima volta. Ho guardato attentamente questa figura senza prospettiva, con il corpo scarnificato e esageratamente allungato, il costato glabro e un intarsio di costole in perfetta tensione; le anche del bacino fuoriuscivano dal drappo nero come chiodi, la testa leggermente piegata e gli occhi socchiusi mostravano il suo dolore e la sua bellezza. Un’immagine di perfezione estrema che spiccava nel martirio e nell’oro. Corpo e spirito. Mi è venuto spontaneo alzarmi in piedi sul letto e spogliarmi” (pag.13).

È brava la Fardin, brava nello scandagliare le sofferenze umane, restituendole poi filtrate dalla sola realtà.
Cerca di immedesimarsi nella psicologia di un’anoressica, recependo e trasmettendo la normalità dei suoi pensieri, la normalità di chi vive certe situazioni non rendendosi conto appieno della malattia, ma che allo stesso tempo sa che non è ancora arrivato il momento di morire.
Sono pochi i momenti in cui vediamo agire valeANA, pochi i dettagli, gli oggetti, le corse nascoste in bagno, ma tutt’intorno il pathos di un’esistenza che si sgretola poco a poco. In fondo, può sopravvivere la speranza?

“valeANA” è un romanzo che vale più di tanti saggi sull’argomento; è un libro che va letto, soprattutto se genitori di ragazze adolescenti, perché serve ad osservare, e forse a capire, dal di dentro un mondo che si rivela solo all’apparenza, dall’eccessiva magrezza delle sue protagoniste.

“Quod me nutrit me destruit”.

Scritto da buonanotteluna | alle ore 10:58

11/06/2009

Como - ore 23.00 interno/esterno notte

...Sei immersa nell'umidità,  gocce d'acqua si trasformano in spilli pungenti e verticali, nel buio e nel traffico acceleri. Piove. Sei una macchia diafana fasciata di nero,dentro una macchina scura, il trucco accurato e le sensazioni di adrenalina che ti macchiano le pupille, mentre ti inoltri dentro la notte, dentro la festa. Sola. E' un luogo informale, hanno scelto un autosilo in città, un reading di poesia e della musica, del vino e buona società. Gente. Una serata dedicata alla luna. Ma la luna non c'è. Tu sei Martita, non Moon. Sorridi impercettibilmente.  L'acensore ti scarica al penultimo piano. Un fotografo scatta, centinaia di flash. Luci fucsia macchiano il cemento, parole si disperdono nel nero sempre più inquieto. Note e poi silenzio.

Siete all'ultimo piano, camerieri meccanici versano flute. Gente. Sorrisi e la visione della città dall'alto, silenziosa, pigra, avvolta su di sé, appollaiata nella propria intimità.

Viene verso di te, eleganza dinoccolata intellettuale. Ti stringe la mano e ti chiama Simona.  Poi si accorge che non sei lei, ma a quel punto non cerca più Simona, ma te o forse il tuo libro.

Ora sei Moon e osservi divertita Martita ...

 

 

 

Scritto da goodnightmoon88 | alle ore 12:59

09/06/2009

Su  www.luminol.it  Alessandro de Santis recensisce valeANA in modo splendido.

 

cop_valeANAValeANA, romanzo con cui Elliot inaugura la sua nuova collana Heroes curata da Massimiliano Governi, è già una storia che si racconta a partire dalla sua copertina ad opera di Maurizio Ceccato. E anche l’incipit è felice, con un’austera figura di nonna, tratteggiata nel suo dialetto laghè e nelle immagini legate al corpo di Cristo. La lente, nel libro di Martita Fardin è in direzione della famiglia. Una lente che mette a nudo i diversi personaggi, li priva della loro aura di sfavillante desiderabilità con naturalezza e voce sincera; come per la cugina Clarissa, col suo entusiasmo da parvenue e il suo linguaggio finto-sostenuto. La scrittura si amplifica a onde concentriche, come quando si tocca la superficie di un lago con un dito. La voce della protagonista ama soffermarsi più volte sui diversi marchi dei vestiti, con un tono tutto suo. Siamo lontani dal logo ontologico alla Bret Easton Ellis ma anche dall’autoreferenzialità plastificata di certi romanzi giovanilisti italiani. Si nomina la marca come consuetudine, è l’acquea routine borghese di ogni giorno, densa di cose, di capi appunto e di sfilate pubbliche e private. ValeANA si sviluppa con un proprio ritmo, è un romanzo imbastito di capitoli brevi, quasi autosufficienti. La madre che pratica il parkour, uno sport “per evitare gli ostacoli” o “per affrontarli”, un padre travolto dal suo lavoro; la storia si fa anche invadere dal passato: una vecchia casa in vendita evoca il ricordo della nonna, ma è un passato che sembra anestetizzato. Interessante è inoltre la forma con cui l’autrice rifugge la via facile dell’aggettivazione sul cibo; solo di tanto in tanto, inserisce qualche termine nel corpo del testo, come un innesco, ma di fredda e abile teatralità. Figura certamente centrale è poi quella della madre, una donna insicura, bambina (si ritrova a cantare con la figlia la canzone del film Aladin), dall’esuberanza fasulla, forzata. A un certo punto della storia ValeANA e i suoi genitori si concedono un week end a Eurodisney, meta che già di per sé è finzione (e che per alcuni aspetti echeggia il Magic Kingdom di Stanley Elkin), e che infatti si rivela “un campo d’ansia”, l’ennesimo non-luogo dove madre e figlia si trovano “senza nessun contatto, se non stoffa contro stoffa”, un momento dilatato di tensione, inespressività, colmo di sorrisi finti e tirati. Un ruolo potente e assieme ambiguo lo recitano anche le amicizie di ValeANA, quella casuale e poi cercata con Marika, quella di amore e odio con Markus, ragazzo austriaco malato di un tumore al seno e quella online e poi realizzata con Charlotte; sempre in bilico fra amicizia vera e un più esile avere in comune il male, il dolore e una certa insana vocazione al martirio. C’è quindi, senza invadenza, il mondo di Internet, dei blog e dei siti pro-Ana, affollato di giovani anime nude “non ancora pronte per morire” e una visione del corpo e della propria dimensione umana che fa della figura di Cristo una sorta di levigato feticcio a cui appigliarsi “perché è un uomo solo e perché è magro”. Anche il finale del romanzo, è una vera e propria dichiarazione su ValeANA e sul suo essere, una sorta di contraltare alle considerazioni sul mondo, sul dolore e sulle apparenze che spesso lei fa nel corso della storia. La coda del romanzo dunque accelera, centrifuga anche un poco confusa, come i sentimenti di ValeANA. E proprio nel finale, che muove da una telefonata della madre in qualche modo prevista e prevedibile, questa bruciante storia, questo sguardo lenticolare sulla famiglia, trova la sua apparente via di fuga, in una conclusione aperta, visionaria, che si tinge di mistero e di verità, di inquietudine e di un sentimento, finalmente vivo. Vivo, nonostante quod me nutrit me destruit.

Scritto da buonanotteluna | alle ore 11:59

© Martita Fardin